La formazione che vorrei…

Al solito il problema non è, banalmente, se fare o meno formazione ma quale formazione fare.

Ma quali tematiche per i percorsi di formazione e approfondimento rivolti ai docenti potrebbero costituire lo sfondo culturale entro il quale collocare l’azione educativa e didattica in una scuola secondaria di secondo grado ridefinita dal riordino normativo?

Come potersi dedicare proficuamente ad una riflessione epistemologica seria, ad una rilettura attenta dei propri campi di indagine e delle discipline, anche aggregate in aree?

Come arricchire la preparazione didattica e metodologica sia in riferimento alla gestione della classe sia per quanto riguarda i processi di inclusione?

Cosa chiediamo affinché la formazione possa diventare momento cruciale di efficacia critica nella professionalità docente, anziché ridursi a oggetto da relegare senza rimpianti alla “rodente critica dei topi”?

La scuola dell’infanzia che vorrei

Nell’esprimere vivo apprezzamento per l’idea di favorire la partecipazione  alle scelte e alla vita del sindacato,  oltre che attraverso gli incontri negli organismi statutari, anche attraverso il forum, credo opportuno e doveroso  contribuire al dibattito  come CISLSCUOLA di Bergamo nella speranza che le idee in circolazione possano veramente facilitare la costruzione di un progetto scuola condiviso. In tal modo potremo sperare di avanzare sul piano della qualità e dell’efficacia del sistema formativo in funzione del consolidamento delle conquiste dei diritti di cittadinanza e di un ruolo sociale più visibile e riconosciuto degli operatori della scuola.

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A scuola di cittadinanza: dalle parole ai fatti

In una scuola che misura ogni giorno l’inadeguatezza delle sue strutture, l’indecoroso trattamento dei suoi insegnanti e del personale – cui verrà negato persino il legittimo rinnovo del contratto di lavoro – la perentoria astrattezza delle indicazioni nazionali, l’inganno di un’autonomia spesso pilotata, se non proprio ancora una volta ideologizzata a vantaggio di questa o quella parte, come riappropriarsi del compito educativo? In una società ormai irreversibilmente pluralista, dalle molte culture e dalle molte etnie, nella scuola non potranno più nidificare ‘partiti’ unici né ideologie intolleranti. Ogni docente, ogni comunità scolastica, ogni contesto di famiglia e di società attorno a una scuola potranno e dovranno liberamente elaborare modelli educativi, tutti riconducibili a quel patrimonio di valori condivisi che è la nostra Costituzione.

Ma che fare in concreto nella selva oscura delle contraddizioni laceranti che abitano il nostro sistema scolastico? Se qualcuno ha imboccato lo stretto sentiero…

Da una dimenticanza … una pista di lavoro per tutti

L’amico Miki ci aveva segnalato una dimenticanza: citavamo tutti ma dimenticavamo tra gli interessati di “Voglia di buona scuola” il personale ATA.

Abbiamo risposto e sta nascendo un dialogo che, insieme, vogliamo allargare … di seguito il suo primo intervento e la richiesta di un approfondimento collettivo.

“…  Spero che non rimangano solo parole … Sono un At di Milano che in questo momento sta vivendo con molta sofferenza il proprio profilo!!

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Ardesia sì, ma digitale!

In Italia la comparsa della Lavagna Interattiva Multimediale (LIM) nei contesti educativi è un fenomeno recente, ma in rapida e significativa espansione e in costante evoluzione. La letteratura del settore è stata prodotta in massima parte negli ultimi tre/quattro anni e converge su una diffusa ‘percezione di beneficio’ largamente documentata dai numerosi studi di caso, dalle indagini condotte sui docenti che l’hanno adottata, dall’accoglienza ricevuta da parte degli studenti.

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Sulla formazione dei docenti

Ho letto recentemente (Vita del 16-07-2010) un dialogo – a cura di Marco Dotti,  con Ivo LIZZOLA sulla formazione.

Una, la ritengo, bella provocazione proposta da chi ha una sensibilità educativa particolarmente attenta, che vogliamo rilanciare a chi sente messa in subbuglio la propria professionalità e a chi sta lavorando nel campo della formazione dei docenti.

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Insegnare scienze … non solo con lezioni

Sono un’ insegnante di una materia scientifica, fisica. Insegnare la mia materia come per qualunque materia scientifica, significa far conoscere agli alunni il metodo scientifico e si raggiunge questo obiettivo con la sperimentazione nei laboratori.

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Questa scuola non è tutta da cambiare…ma

Non credo che la scuola sia tutta da cambiare ma…
Credo che nella scuola ci sia tanto da cambiare ma il problema è capire chi potrebbero essere gli attori del cambiamento.
Il mondo della scuola, secondo me, deve fare un salto di qualità per sapersi “guardare attraverso”, evitando il vittimismo.
La scuola e gli insegnanti non stanno attraversando un bel momento. E’ ovvio, e condivido lo sconforto di molti, che sentirsi addosso il peso delle critiche indistinte e generiche di senso comune faccia male.
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In quale senso va il riordino del 2° ciclo?

La nostra amica Maria Cristina T. ci ha fatto avere qualche osservazione e qualche domanda sulla riforma della scuola secondaria superiore (tecnici).

Tu che cosa ne pensi?

“”Gli articoli 33 e 34 della costituzione contengono un importante fondamento

“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento ….. La scuola è aperta a tutti”

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Insegnanti di inglese nella scuola primaria

Alla casella postale del nostro sito è arrivata una e-mai sul tema “insegnamento della lingua inglese nella scuola primaria”.
La riproponiamo qui per i problemi che ci sottopone e per le osservazioni che svolge la nostra interlocutrice nella convinzione che insieme (come è lo sopirito di questo spazio pubblico) si possano trovare le soluzioni migliori per una BUONA SCUOLA (=quella che non lascia spazio a furbi furberie, il futuro delle nuove generazioni è importante anche  tutti noi!)

“”Sono un’insegnante di scuola primaria, attualmente in servizio presso il 2° Circolo Didattico di Paderno Dugnano.
Alla fine di Giugno ho sostenuto l’esame finale per l’insegnamento della lingua inglese nella scuola primaria (presso l’Università Cattolica) con esito positivo.
Per due anni ho frequentato, presso l’Istituto “M……. “ di …………….., il corso  (oltre l’orario lavorativo)  perché, come spiegato nella circolare, tutti i docenti ne erano OBBLIGATI. Leggi il resto di questo articolo »